Un approccio così innovativo e poco convenzionale ha incontrato difficoltà e problemi causati da una metodologia non sufficientemente definita e da incursioni di personale poco qualificato. Negli USA molta letteratura è dedicata alla definizione dei suoi fondamenti teorici (Smithson S, 2009) ed alla definizione delle competenze ed esperienze del personale che la propone (Davis-Berman J, Berman DS, 1993). Particolarmente rilevante inoltre lo sforzo di elaborare modalità oggettive per valutare gli esiti dei percorsi in ambiente naturale (Russel KC, 2000). Questa ricerca ha prodotto risultati notevoli, ed è ora disponibile un vero e proprio percorso di accreditamento con standard di qualità di notevole spessore (Outdoor Beahavioral Council, 2018).
In Italia si comincia a parlare di Montagnaterapia e a realizzare le prime esperienze negli anni 90 in ambito psichiatrico (Scoppola G, 2001). ma Nell’arco di un decennio si diffondono anche ad altri settori di patologia: dipendenze, psichiatria, minori problematici, disabili fisici e mentali. Nel 2006 si crea una rete via via più strutturata di operatori e istituzioni, articolata sul territorio nazionale e viene adottato Il termine Montagnaterapia.
Esiste una produzione scientifica ampia e di spessore (Galiazzo M, 2018). La nascita di SIMonT è una tappa fondamentale di questo percorso di crescita.